Dallo sport al business – L’ approccio mentale del campione

  • “Ad ogni curva” – intervento MBS a cura di Gianni Morbidelli, pilota di Formula 1

Io corro con il numero 10 da una vita. Corro da 38 anni, ho iniziato giovanissimo e oggi, a 50 anni, continuo a correre. Per me la velocità e il gusto della sfida rappresentano la passione di una vita. Sono figlio di industriali,  l’amore per l’automobilismo l’ho ereditato da mio padre. Lui aveva una piccola scuderia che, nonostante non potesse disporre di grandi risorse, riusciva comunque a competere con i grandi produttori.

A 11 anni ho iniziato a gareggiare sui kart. Mio padre la domenica mi accompagnava a fare le gare. Una vittoria dopo l’altra, sono iniziati ad arrivare i primi risultati importanti. Con mio padre avevo un rapporto di complicità ma, allo stesso tempo, anche molto conflittuale. Io da giovane ero sempre stato “il figlio di mio padre” nel senso che lui era la persona conosciuta e io non avevo una mia identità “pubblica”. Questo da ragazzino mi causava un po’ di dispiacere, perché desideravo essere conosciuto per ciò che facevo io e non per ciò che faceva mio padre. Paradossalmente, pochi anni dopo, la situazione si è capovolta, cioè era mio padre ad essere riconosciuto pubblicamente per ciò che facevo io e questa cosa ci fa sorridere.

Dai kart sono passato alle auto e ho iniziato ad ottenere diversi successi, fino a quando un giorno è arrivata la chiamata da parte della Ferrari per la Formula 1. Per me è stato un momento di grande emozione e responsabilità, un italiano alla guida di una Ferrari. La Ferrari fin da subito mi ha trattato da professionista e nel ’91 ho sostituito Alain Prost.

Nella mia carriera ho avuto alti e bassi. Quando vivevo i bassi, che sono stati numerosi, l’importante è sempre stato riuscire a rialzarsi. L’avventura in formula 1 è purtroppo terminata con un incidente nel 97, mentre correvo con la Sauber. Dopo l’incidente sono rimasto fermo un anno e mezzo e, quando mi sono ripreso, ho lasciato la Formula 1 per correre con altri tipi di vettura. Quando mi è stato chiesto quali aspetti della mia esperienza sportiva sarebbero stati utili se portati nel mondo imprenditoriale, subito ho pensato all’ aspetto mentale.

La mentalità per uno sportivo è fondamentale. Credo fortemente che la mentalità vada allenata allo stesso modo con cui si allena il fisico. Tutto dipende dalle nostre interpretazioni. Un pilota che sta per correre un gran premio vive momenti di grande tensione. Lo stress, la tensione, lo sforzo fisico potrebbero portarlo a desistere. Se pensa che deve fare 70 giri a velocità elevata, con tutto ciò che ne consegue, il rischio è che l’impatto psicologico possa rivelarsi devastante per la performance sportiva. Invece il pilota agisce con l’istinto e non con la logica. Non pensa ai 70 giri, ma pensa solamente a correre e a seguire la sua passione e il suo istinto. Un pilota in pista riesce, anzi deve, in qualche modo estraniarsi da tutti gli input che potrebbero danneggiare la sua prestazione agonistica.

Se guidi a 350 km/h e pensi che puoi schiantarti, non puoi correre. L’emozione va gestita. Durante la partenza, ad esempio, si arrivano a toccare i 170 battiti cardiaci al minuto. Quando ho iniziato a correre avevo una grande paura della partenza, e infatti, proprio perché avevo paura delle partenze, le sbagliavo tutte. Ho dovuto lavorare duramente nella preparazione psicologica per riuscire a gestire la paura della partenza. Dopo mesi di preparazione a livello mentale, la partenza per me è diventata la cosa più facile, e forse uno dei miei punti di forza.

L’anno più difficile per me è stato il 97, quando feci l’incidente che mi portò fuori dalla formula uno. In quel momento difficile ciò che mi ha sostenuto è stata la passione per questo sport. In quel momento ho capito che non sarebbe stato più come prima, ma la passione mi ha spinto a persistere e a continuare a correre. Dietro ad uno sportivo, così come dietro ad un imprenditore, ci sono grande passione e grande disciplina. Mi allenavo ogni giorno per circa 5 ore al giorno. Finito l’allenamento fisico, veniva l’allenamento vero, quello mentale.

Oggi che anche io sono un imprenditore, posso affermare che il parallelismo più grande tra il mondo delle corse e quello dell’imprenditoria consiste proprio in questo approccio mentale. Ciò che fa la differenza, in pista come nel business, è la preparazione mentale agguerrita: La capacità di essere pronti a ciò che sta per accadere, l’abilità di visualizzare in anticipo il contesto che si verrà a creare, la passione per ciò che si sta facendo, il piacere della sfida. Solo così si vince in contesti altamente competitivi.

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